PESCA AL TONNO ROSSO A SAN VINCENZO

 

Prossimamente aprirà la stagione di pesca al tonno rosso ed a San Vincenzo ci apprestiamo ad affrontare uscite dedicate, compatibilmente con il meteo dichiarato. Principalmente tale pesca viene effettuata in corrispondenza di due grandi relitti, oasi brulicanti di vita in mezzo al fango, dove presumibilmente i pesci si avvicineranno per nutrirsi più facilmente.  Dando per scontato che possediate una barca adatta ed equipaggiata delle dotazioni per spingervi così lontano dalla costa, della attrezzatura per pescare e del permesso rilasciato dalle autorità competenti passiamo ad analizzare le varie tematiche. Innanzi tutto la pesca al tonno rosso è consentita tutto l’anno; la differenza è che nel periodo di apertura si può raffiare per imbarcarlo mentre nel resto dell’anno viene fatto il cach & release; il tonno viene liberato dell’amo o tagliato il filo nella sua prossimità  e dopo una ossigenazione commisurata allo stato dell’animale viene rilasciato. Mai utilizzare ami in acciaio inox, gli ami dedicati rimasti in bocca si deterioreranno abbastanza velocemente fino a disgregarsi sotto l’azione del sale.

Passiamo all’azione di pesca; come sempre diverse sono le tecniche e le convinzioni, tutte scaturite da esperienze empiriche o dai consigli dell’amico più bravo. Io voglio raccontarvi a cosa sono giunto dopo qualche anno di successi e fallimenti; ripeto, questo è l’assetto di pesca che personalmente adotto e non intendo insegnare niente a nessuno…

Innanzi tutto l’attrezzatura; oltre all’attrezzatura di bordo che comprende  porta canne , raffi, galleggianti a sgancio e scorrevoli, piombi a sgancio rapido, cime e pallone di ancoraggio  ecc. naturalmente l’attenzione è focalizzata sulle canne, i mulinelli ed i finali. Personalmente ho abbandonato le canne carrucolate, attrezzi che richiedono attenzioni particolari nella manutenzione e nell’uso. Ora posseggo esclusivamente canne maneggevoli montate acid (spiralate) da 30/50 lb, accoppiate a mulinelli da 30 lb. Un’attrezzatura forse leggera ma dettata dal fatto che da noi è molto difficile agganciare tonni che superano i 100/120 kg, attestandosi prevalentemente tra i 50 e gli 80 kg. Ne beneficia la maneggevolezza  e la libertà di posizionamento delle canne che non richiedono un’incessante azione di collimazione tra senso scorrimento delle carrucole e direzione del filo. Spesso abbiamo un ancoraggio non in linea con la direzione della corrente e che richiede modifiche anche nell’assicurare la cima alle bitte.

Altro argomento importante sono i finali. La mia scelta è dettata da un fattore fondamentale, io pesco esclusivamente con il vivo. Il brumeggio è pressochè assente in quanto il richiamo è fatto dal pesce esca ( principalmente Sugarelli o Sgombri) che emettono vibrazioni cercando di liberarsi. Raramente spingo un pò mettendo fuori bordo una rete di pellet realizzato a base di sardine e sangue, oppure utilizzo autoclave di bordo per simulare con l’acqua, periodicamente, rumori che imitano la mangianza in fuga. Teoricamente un tonno può percorrere parallelamente tutto il cono di scia del brumeggio senza venirne a contatto, mentre le vibrazioni del pesce vivo si diffondono a 360°.  Altra cosa l’occhio periodicamente sullo scandaglio in maniera di adeguare velocemente l’esca “al volo” alla batimetrica della traccia.

Nel mulinello ho caricato 500 mt di multifibra ad 8 capi giunta a 10 mt di fluorocarbon, che varia dallo 0,60 allo 0,80 secondo le situazioni, con un nodo Allbright. Alla fine del fluorocarbon applico direttamente un amo girellato circle dallo 0/5 allo 0/7 che riporta sul gambo una clip in filo di acciaio per fissare il pesce-esca attraverso i fori nasali. Il nodo per fissare il fluorocarbon alla girella è un nodo banale, che testo in trazione e visivamente per evitare accavallamento delle spire e che non mi ha mai tradito. A questo punto siamo pronti, avremo procurato il vivo, avremo ancorato la barca sul nostro hotspot preferito, calato le canne progressivamente su batimetriche diverse e, se lo preferite, cominciato a brumeggiare attraverso un tritasarde, o manualmente o attraverso la rete con la pastura essiccata. Tutto è pronto, la frizione del mulinello opportunamente tarata urlerà tutta la violenza della fuga del tonno, molleremo la cima di ormeggio con il pallone e sarà Big Game.

Naturalmente considerando con quale animale abbiamo a che fare, soprattutto per i neofiti, è necessario adottare un atteggiamento conservativo e di sicurezza in quanto può essere estremamente facile farsi del male e/o distruggere attrezzature. Ogni azione è ragionata ed eseguita in sicurezza sia per tutelare le attrezzature che gli angler, che avranno la possibilità di condurre questo combattimento divertendosi benchè sudando non poco.

Sicuramente ci saranno opinioni e atteggiamenti discordanti riguardo a come impostare una battuta di pesca mirata a catturare questa bellissima “locomotiva del mare” ma, ripeto, il vissuto ci guida e ci condiziona nelle nostre convinzioni, questo è quello che è scaturito dal mio vissuto.

Buon divertimento a tutti!


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